Al via il progetto RI-CREARE: tra orientamento e falegnameria, la prima giornata a Scalo 5B

Al via il progetto RI-CREARE: tra orientamento e falegnameria, la prima giornata a Scalo 5B

Dopo una fase iniziale di selezione, scandita da incontri conoscitivi e colloqui individuali, l'11 maggio ha preso ufficialmente il via la prima azione del progetto RI-CREARE – Artigianato innovativo e percorsi riparativi per l’inclusione sociale. Un percorso che mette al centro le persone e le loro possibilità di riscatto, offrendo strumenti concreti per costruire un nuovo futuro. Promosso da Lisca Bianca e sostenuto con i fondi Otto per Mille dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, RI-CREARE nasce con un obiettivo chiaro: coniugare formazione professionale, inclusione sociale e giustizia riparativa, rivolgendosi a giovani e adulti coinvolti nel circuito penale.

Il cuore delle attività è Scalo 5B, officina sociale artigianale dove legno, metallo e tecnologie innovative – come la stampa 3D – diventano strumenti di apprendimento e crescita. Qui la formazione non è solo tecnica, ma anche personale: un’occasione per acquisire competenze, rafforzare l’autonomia e ricostruire il proprio ruolo nella comunità.

Il progetto coinvolgerà complessivamente 46 beneficiari, ma a inaugurare il percorso sono stati i primi otto partecipanti, impegnati in un programma strutturato che prevede 130 ore di formazione tecnica e 80 ore di orientamento.

La prima giornata si è articolata in quattro ore complessive, suddivise tra momenti di orientamento e attività laboratoriale. Le prime due ore sono state dedicate all’accoglienza e al tutoraggio, guidate da Annarita Galbo. Un primo contatto fondamentale per costruire fiducia, comprendere i bisogni dei partecipanti e iniziare a delineare un percorso personale e professionale. «Le attività si sono svolte con una presentazione del corso e dei suoi obiettivi, seguita dalla presentazione di noi docenti: una vera e propria giornata conoscitiva. Ho proposto un’attività utilizzando fogli bianchi, matite colorate, gomme e penne: ognuno di loro doveva realizzare un disegno che rappresentasse sé stesso o le proprie passioni. Alcuni hanno le idee già chiare, altri meno, e l’obiettivo è proprio quello di orientarli per aiutarli a comprendere le proprie inclinazioni e predisposizioni. Il gruppo è stato attento e ordinato, e ha risposto molto bene». Le successive due ore si sono svolte all’interno del laboratorio di falegnameria, sotto la guida dell’artigiano Matteo Marini, che ha accompagnato il gruppo nei primi passi pratici.

«Abbiamo iniziato spiegando cos’è il laboratorio di falegnameria – racconta Matteo Marini – partendo dall’accoglienza, dalle regole di sicurezza e da come comportarsi all’interno dello spazio. È fondamentale capire dove si è e come muoversi». Un’attenzione particolare è stata dedicata agli strumenti: «Abbiamo spiegato, ad esempio, cos’è una troncatrice e come si utilizza in sicurezza. Tante raccomandazioni, perché lavorare bene significa prima di tutto lavorare in modo consapevole». Il metodo è chiaro: teoria e pratica procedono insieme. «Si fa prima la teoria e poi la pratica. Continueremo così a presentare gli attrezzi, uno alla volta, facendo fare piccole prove. L’obiettivo è arrivare alla realizzazione di arredi che costruiranno loro stessi». Le prime impressioni sul gruppo sono positive: «Sono curiosi, in linea di massima sembra un buon gruppo».

 


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